Sicurezza nei luoghi di lavoro

Si è svolta al Dipartimento la prevista riunione relativa allo schema di Regolamento concernente l’attuazione dell’articolo 3 del d.lgs.81/2008 (sicurezza nei luoghi di lavoro). Tutti i Sindacati di Polizia presenti hanno concordato nel rigettare in toto la proposta dell’Amministrazione, non tanto perché nel merito non si riscontrano elementi positivi ai fini del decreto attuativo dell’articolo 3 del d.lgs 81/2008, quanto perché l’emanazione del predetto Regolamento risulta avere, allo stato, unicamente finalità di autotutela dell’Amministrazione, relativamente alle responsabilità che la materia della sicurezza sul posto del lavoro individua in capo al datore di lavoro.

In maniera artificiosa si è cercato di dividere la responsabilità che la normativa pone in capo ad un unico soggetto (il datore di lavoro) in più livelli, utilizzando in maniera strumentale la motivazione che, frequentemente, il dirigente non è titolare dei poteri qualificanti il datore di lavoro: potere decisionale e di spesa.

In tal modo, lo ribadiamo, si è perseguito unicamente lo scopo di “tutelare” il datore di lavoro e non gli operatori che hanno diritto a lavorare in luogo sicuro. Frazionare i livelli di responsabilità significa voler intorbidire le acque e non consentire, in caso di contenzioso giurisdizionale, unaindividuazione di responsabilità.

La pretestuosità delle argomentazioni dell’Amministrazione si dimostra dal fatto che la medesima problematica è riscontrabile in tutto il restante pubblico impiego che non ha invocato una diminuzione di responsabilità come quella sopra evidenziata.

In tale direzione, l’atteggiamento dell’Amministrazione di Pubblica Sicurezza non trova legittimazione dal fatto che l’Arma dei Carabinieri abbia approvato una soluzione analoga a quella proposta che, a nostro parere, ben difficilmente può essere considerata regolare, in quanto emanata dal “controllato” in difformità allo spirito della legge.

I Sindacati di Polizia compatti ribadiscono, con forza, che prima di affrontare le questioni relative all’attuazione dell’articolo 3 del d.lgs 81/2008, si deve mettere mano a tutti quegli istituti che da 20 anni impediscono l’applicazione del d.lgs. 626/1994; per i nostri rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS) non hanno mai trovato applicazione le prerogative in tema di permessi e di formazione. Prima di emanare questo decreto “scarica responsabilità”, che comunque non possiamo accettare nella forma e nella sostanza, si deve procedere nella direzione di dare dignità alla figura degli RLS. E’ certamente da stigmatizzare la reiterata violazione delle norme sulla sicurezza presso gran parte dei luoghi di lavoro sul territorio nazionale, così come è inaccettabile l’interruzione delle trattative per la nomina e la designazione degli RLS.

Il tentativo dell’Amministrazione è, pertanto, inaccettabile, anche rispetto alla condizione di chi – vestendo la divisa della Polizia di Stato – deve andare a controllare e censurare gli ambienti di lavoro esterni, magari di imprenditori in difficoltà a causa della crisi economica, sanzionandoli, pure gravemente, secondo le disposizioni vigenti, nonostante i propri ambienti di lavoro siano in condizioni assai peggiori.

Una contraddizione che è rappresentativa dello stato delle cose e che ci impone, ribadiamo, di respingere al mittente le proposte dell’Amministrazione!

Roma, 5 marzo 2014

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